Petrolio, Nasdaq e geopolitica: perché i mercati restano sereni

10 3 2026 - Nessun commento
ProRealTime

Sommario

Petrolio, Nasdaq e guerra: cosa hanno detto davvero i mercati

Un calo dell'1,5% del Nasdaq definito "crollo imminente" sui canali di informazione all-news: ecco il livello di analisi a cui sono sottoposti i mercati finanziari non appena un evento geopolitico irrompe nell'attualità. A tale proposito, occorre ricollocare i dati nel loro quadro reale, separando il rumore mediatico dall'effettiva struttura dei mercati. Ciò che osservo in questa fase è proprio la perfetta dimostrazione di un meccanismo ben noto: la tensione percepita supera di gran lunga quella reale, e alla fine i prezzi finiscono per arbitrarla.

Petrolio: da 120 a 90$ dopo le parole di Donald Trump e l'effetto Hormuz


Iscriviti al canale Youtube in 1 clic style="vertical-align: middle; margin-left: 5px;">

Il petrolio: estrema volatilità e risoluzione rapida

Il petrolio ha rappresentato, in questa sequenza, l'asset più spettacolare da analizzare. Un rialzo di oltre il 30%, che ha portato le quotazioni vicino ai 120 dollari, si è materializzato sulla scia degli eventi del fine settimana; successivamente è iniziata una progressiva decelerazione, seguita da una netta accelerazione ribassista non appena Donald Trump ha preso la parola pubblicamente.

Nella sostanza, il messaggio lanciato è stato il seguente: la guerra sarà breve, il nemico è neutralizzato, la situazione nello stretto di Hormuz è presidiata e non resterà senza risposta. Questo discorso — che può essere definito rassicurante per i mercati — è bastato a riportare le quotazioni da 120 a circa 90 dollari.

È tuttavia opportuno precisare la logica geostrategica di fondo. Se il vero obiettivo fosse stato quello di bloccare le esportazioni di petrolio iraniano, il bersaglio strategico è noto: un'isola isolata nello stretto di Hormuz, priva di difese aeree, che da sola concentra circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane — è lì che fanno rifornimento le superpetroliere. D'altronde, questa infrastruttura non è stata colpita. Anzi, scommetto che non lo sarà. Le pressioni congiunte di Cina, Stati Uniti e Unione Europea convergono tutte nella medesima direzione: mantenere la libera circolazione nello stretto. Gli stessi iraniani non hanno sabotato il proprio terminale, il che la dice lunga sul limite reale del conflitto.

Il Nasdaq: un rialzo di 1.000 punti, nessun crollo

Mentre i media descrivevano una situazione catastrofica partendo da un'apertura a -1,5%, in giornata il Nasdaq 100 avanzava da 24.000 a 25.000 punti — vale a dire un incremento di oltre il 4% rispetto al suo minimo. Si tratta di un movimento imponente, che in effetti non si vede tutti i giorni.

A questo punto bisogna essere precisi sui livelli:

  1. 24.000 punti corrispondeva al minimo annuale; un livello molto significativo dal punto di vista algoritmico, sul quale normalmente avrei preso posizione — purtroppo, il picco negativo è stato raggiunto tra mezzanotte e le due del mattino.
  2. 25.000 punti è invece un livello che era già stato lavorato prima degli attuali eventi: minimo del mese di dicembre, nonché area di supporto del mese di novembre. Questo ritorno su aree già note non è casuale; esso denota una certa fiducia nella continuità del ciclo.
  3. Il movimento di accelerazione ha coinciso esattamente con il discorso di Donald Trump — il che evidenzia, ancora una volta, il peso delle dichiarazioni politiche nella formazione dei prezzi a breve termine.

L'S&P 500 si stabilizza intorno ai 6.800 punti; il Dow Jones ha ritracciato circa il 50% del suo declino, fermato da una resistenza mensile. Si nota una netta differenza tra gli indici americani, spinti dai titoli tecnologici del Nasdaq, e gli indici europei, ben più moderati nel loro rimbalzo.

Gli indici europei e i livelli chiave

Sul fronte europeo, il CAC 40 si riporta a ridosso degli 8.000 punti — una soglia di cui parlo da circa due mesi e che agisce da riferimento strutturale. Il DAX 40, dal canto suo, si è ricollocato al di sopra dei 23.500 punti, confermando un posizionamento decisamente positivo.

Tutti gli indici si ritrovano così su zone chiave, o persino leggermente al di sopra di esse. Ad ogni modo, ciò non significa che la volatilità sia spenta: una nuova ondata di ribassi resta plausibile in funzione dell'evoluzione degli attacchi. Tuttavia, allo stato attuale, la struttura del mercato risulta coerente con uno scenario che prevede una risoluzione piuttosto rapida del conflitto.

L'oro, il Bitcoin e i segnali periferici

In questo assetto, l'oro si mantiene all'interno del suo range abituale — il che costituisce, implicitamente, un'informazione molto utile: l'assenza di fughe verso i beni rifugio denota un'angoscia sistemica moderata, ben lontana da quanto il trattamento mediatico potesse lasciar intendere.

Il Bitcoin è tornato a quota 70.000 dollari. Su questo punto, dispongo di pochi commenti analitici seri da formulare in merito ai motori scatenanti di un simile movimento.

Per quanto concerne il gasolio: le stazioni di servizio avevano anticipato l'aumento del barile innalzando i prezzi a 2,20 – 2,50 €. La discesa, come sempre, sarà strutturalmente più lenta della salita. Non è certo una sorpresa, bensì un'inerzia ampiamente documentata della catena di distribuzione.

La frattura iraniana: un segnale diplomatico da monitorare

All'interno del governo iraniano iniziano ad affiorare chiari segnali di frattura. Appena 24 ore fa, una guardia rivoluzionaria manteneva una posizione di intransigenza assoluta: nessuna negoziazione possibile. Questa notte, però, alcuni diplomatici iraniani hanno accennato a un potenziale interesse per un cessate il fuoco. Rappresenta un'evoluzione notevole, nonostante resti ancora aleatoria.

È assai probabile — trattasi pur sempre di una stima e non di una certezza — che tale divario di vedute non farà altro che ampliarsi qualora il conflitto dovesse prolungarsi per altre due o tre settimane. Generalmente, la dinamica interna del regime sottoposto a pressione militare segue questo tipo di schema: in primis si mostra fermezza pubblica, in seguito subentrano dubbi discreti e, infine, si giunge all'apertura.

Conclusione

La sequenza analizzata in questa sede illustra con straordinaria chiarezza la distorsione esistente tra la narrazione mediatica e la realtà strutturale dei mercati: mentre la parola "crollo" circolava insistentemente sulla base di una correzione dell'1,5%, il Nasdaq stava costruendo una delle sue sessioni più rialziste dell'anno. Gli indici sono tornati sui livelli di novembre-dicembre, il petrolio ha assorbito il suo premio di rischio e l'oro non si è mosso — ben tre segnali convergenti di un mercato che, in termini puramente borsistici, si mantiene relativamente sereno.

Benoist Rousseau
Trader • CME Member • Economic History Specialist

A proposito dell'autore
Benoist Rousseau è trader, membro del Chicago Mercantile Exchange (CME) e del Chicago Board of Trade (CBOT), specialista in storia economica formato alla Sorbona e pedagogo esperto.
Nella serie GOOD MORNING TRADING, con oltre 30 anni di esperienza, condivide ogni mattina la sua analisi indipendente dell'attualità finanziaria.

Iscriviti alla newsletter e ricevi un buono regalo da 100 USD

ProRealTime Trading

  Perché trado i CFD e i Futures allo stesso tempo?

  Perché trado con ProRealTime CFD e ProRealTime Futures?

  Provi con un conto gratuito Demo o Reale



Nessun commento su "Petrolio, Nasdaq e geopolitica: perché i mercati restano sereni"

Lascia un commento