Regola di trading numero 5: pensare autonomamente

12 4 2017 - Nessun commento
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Applico questa regola da alcuni anni e, guarda caso, da quel momento ho iniziato a guadagnare con il trading. Non sono tuttavia certo che questa regola sia valida per tutti i trader. La sua applicazione dipende infatti dalla personalità e dalla psicologia di ogni singolo individuo. Nel mio caso, mi ha permesso di non farmi più influenzare e di rispettare gli obiettivi nell’ambito dello swing trading.

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L’influenza dell’ambiente esterno sul trading

In passato, trascorrevo molto tempo a leggere analisi tecniche, dedicavo ore e ore a consultare i forum di discussione, a passare in rassegna la stampa specialistica. Avevo l’impressione di “lavorare”, di raccogliere informazioni utili, di provare a interpretare la tendenza generale. Poi mi sono reso conto che il tempo trascorso a informarmi era del tempo sottratto alla riflessione, all’analisi delle operazioni, alla lettura dei grafici e soprattutto al lavoro sul mio comportamento e sulla mia psicologia. Tutti questi sforzi erano soltanto fumo negli occhi. Mi tenevo occupato per non affrontare il problema reale, ovvero che l’80% del successo nel trading dipende dalla psicologia. Peggio ancora. Quando avevo una certezza in borsa, la sola lettura di 2 o 3 opinioni differenti mi faceva vacillare, dubitare delle mie conclusioni. Avere dubbi è essenziale nel trading; consente infatti di operare con prudenza, di controllare adeguatamente la leva, ecc. Ma può anche rivelarsi controproducente, poiché impedisce di prendere decisioni.

Ne ho avuto la prova alcuni anni fa, quando ero in procinto di passare all’acquisto sul Nasdaq 100 dopo molti mesi di forti ribassi. Ero convinto della bontà della mia analisi, che si basava essenzialmente sul rimbalzo da una soglia psicologica più alta e su altri fattori tecnici favorevoli. Un ottimo swing da tentare. Purtroppo, all’epoca ho letto alcune analisi che andavano nella direzione opposta, ho consultato un celebre forum di borsa dove il 95% dei trader optava ancora per posizioni ribassiste. Ho iniziato a dubitare di me stesso. Potevo avere ragione contro tutto e tutti? Non ho concluso nulla mancando uno dei maggiori rimbalzi nella storia del Nasdaq 100, che mi avrebbe permesso di mettermi finalmente in proprio come trader. Da quel giorno, mi accontento di poche informazioni generali, come il tasso di disoccupazione americano, il PIL, ecc. Evito di leggere le interpretazioni e le analisi, mi baso sulla mia opinione personale e verifico soprattutto come reagisce la borsa al momento della pubblicazione di tali dati.

Troppe informazioni complicano il quadro generale e generano ansia

Forse il mio comportamento è eccessivo, ma in questo modo ho trovato un equilibrio, una forma di serenità. Ad esempio, sono rialzista su tutti gli indici da novembre 2011. Questa posizione è il frutto di un’analisi personale, basata sulla psicologia dei mercati e sul loro forte nervosismo. Poiché gestisco un blog, Andlil.com, ho ricevuto per mesi commenti, a volte offensivi, da trader che si limitavano a ripetere le parole che avevano ascoltato in televisione. A un certo punto, ho anche pensato di rispondere, di giustificare la mia opinione in aperto contrasto con il catastrofismo generalizzato, con la fine del mondo annunciata, con il crollo dell’euro. Questi individui tradavano senza pensare, poiché X o Y, analisti di indubbia reputazione in quanto ospiti nelle trasmissioni televisive, preannunciavano che gli indici sarebbero sprofondati ai minimi storici. In realtà, si era semplicemente diffusa un’isteria collettiva, utile soltanto per fare il boom di ascolti.

Bisogna infatti tenere a mente una cosa: i programmi televisivi mirano a mettere ansia alla gente. È infatti l’ansia a garantire audience. Su questo argomento sono stati scritti molti testi interessanti, in particolare nell’ambito della sociologia e della psicologia comportamentale. Ad esempio, se sostenete che l’attuale crisi non è la madre di tutte le crisi, bensì lo stato naturale dell’economia da 40 anni, che l’euro non può crollare, ecc. nessuno vi darà ascolto. Non sarete invitati ad alcuna trasmissione televisiva, non parteciperete ad alcun dibattito. Non date nessuna notizia sensazionale e il telespettatore, annoiandosi, cambierà canale. Se domani scrivete un libro intitolato “Napoleone è morto di morte naturale”, state pur certi che non venderete nemmeno una copia. Se invece la vostra opera recherà il titolo “Napoleone è stato avvelenato dagli inglesi” sarà un best-seller al 100%. I media propinano al pubblico quello che vuole sentirsi dire e la natura umana tende ad essere più attratta dall’angoscia, dalla morte, dalle situazioni catastrofiche.

Quando tradiamo, dobbiamo prendere tutto questo in considerazione, saper giudicare dalla qualità delle informazioni disponibili e dare il giusto peso a quello che ci dicono i media. In ultima analisi, la migliore interpretazione si rivelerà la nostra. Ma per pensare realmente, dobbiamo imparare a fare “orecchie da mercanti”. In caso contrario, saremo sommersi dalle informazioni, alcune di qualità discutibile. Se non mi fossi volontariamente liberato da queste “influenze”, non avrei potuto mantenere la mia posizione Bull così a lungo e avrei mancato i 2 migliori anni rialzisti degli ultimi dieci anni.

Il principale obiettivo di un trader è la libertà: non dipendere più da un datore di lavoro, da una gerarchia, essere autonomo, artefice delle proprie azioni, delle proprie scelte. Ma nel trading, il successo dipende anche dalla libertà intellettuale. Per dirla con un proverbio: diffidate da chi predica bene e razzola male.

Regola di trading numero 5: pensare autonomamente
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