Siete tagliati per essere un trader?

28 11 2016 - No commento
ProRealTime

Il titolo è provocatorio ma la domanda merita di essere posta: siete tagliati per essere un trader? Quali qualità deve possedere un trader di successo?

Facciamo innanzi tutto una premessa:

Chi è un trader?

Nel nostro caso, un trader è un privato che investe il proprio denaro sui mercati finanziari.

Per i media ed il grande pubblico, il trader è colui che investe i milioni di dollari della sua banca in prodotti oscuri, che guida una Porsche, ecc. Il  giocatore di borsa è un poveretto che tenta la sorte e investe € 100 in bond argentini finendo sempre rovinato. Ma questi sono solo degli stereotipi. Non mi piace il termine “giocatore di borsa”. Lo reputo peggiorativo e dispregiativo.

A mio parere, un trader è simile ad un imprenditore. Investe il proprio denaro sui mercati finanziari e gestisce il suo capitale come quello di un’azienda. Non riceve uno stipendio come i trader che lavorano in banca, non ha diritto ai sussidi di disoccupazione se fallisce. È egli stesso l’imprenditore del suo capitale, corre dei rischi reali e merita maggiore rispetto. Evitiamo quindi il termine giocatore di borsa.

trader 1

Chi è un trader?

Quali qualità deve possedere un trader di successo?

Tutti possono tradare, ma il 95% dei trader perde denaro. Ma quali sono le qualità del 5% di trader che guadagna in borsa?

Vi racconterò la mia storia, la storia di un trader che investe da 20 anni in borsa. E lo farò senza lodarmi, perché guadagno soltanto da 5 anni. I precedenti 15 sono stati un susseguirsi di perdite. Cosa è cambiato in me o nella mia visione del trading per passare dal 95% dei perdenti al 5% di chi invece guadagna (almeno per ora)?

1) Non cerco più il colpo da novanta come facevo in passato con i Warrant; non mi interessa più mettere a segno un +500% in una settimana. Sono diventato più umile e ho definito obiettivi più realistici.

2) Non cerco più di fare fortuna, ma preferisco generare una rendita costante correndo il minimo rischio.

3) Evito gli investimenti azzardati, poiché ho perso denaro per molto tempo inseguendo le chimere ai punti 1) e 2). Sono diventato un investitore: non cerco più l'adrenalina del momento e preferisco trarre il massimo dal mio capitale senza rischi. Il trading è una professione seria.

4) Lavorando su me stesso, sono diventato un monaco zen del settimo livello. Una perdita o un guadagno non generano in me sentimenti estremi; si tratta solo di operazioni. Un crack in borsa non mi impressiona più. Ne ho visti dopotutto così tanti...

5) Non cerco più un “metodo” matematico da applicare fino allo sfinimento; al contrario, ogni giorno metto in discussione quello che ho appreso, adatto costantemente le mie conoscenze e il mio trading al mercato. Non trado più come un anno fa e il prossimo anno adotterò un approccio di trading diverso.

6) Non ascolto più i consigli degli esperti, penso autonomamente.

7) Accetto la precarietà, la mancanza di certezze; il fatto di guadagnare per qualche anno non significa automaticamente essere dei buoni trader. Ed è proprio questo il bello e il brutto della nostra professione: ogni giorno ci si rimette in discussione.

Ma allora, siete tagliati per essere dei trader di successo?

Se cercate di fare un colpo da novanta, diventare miliardari investendo in borsa, siete alla ricerca di adrenalina o di emozioni forti, non sapete gestire le conseguenze, desiderate trovare un metodo da applicare o tendete a essere influenzabili, temo che rientrerete nel 95% dei trader che perdono denaro... come lo sono stato anche io.

Se siete umili, seri, lavorate con regolarità, mantenete la calma. Se dubitate costantemente. Se sapete rimettervi in discussione. Se pensate autonomamente. In questo caso, e soltanto in questo caso, avete una possibilità di guadagnare denaro in borsa. “Il segreto del successo si cela nella routine quotidiana” (Mike MURDOCK).

Perché siete destinati a perdere con il trading?

(non ve lo auguro ma le statistiche sono contro di voi)

Quando iniziate a tradare, avete il 95% di possibilità di perdere denaro (fonte AMF e tutte le ricerche autorevoli). Non si diventa avvocati, medici, architetti in pochi giorni. Dovete studiare diversi anni, fare sacrifici, sudare le fatidiche sette camicie. Per 12 anni ho inanellato una perdita dietro l’altra. In questo ero più regolare di un orologio svizzero e oltretutto dovevo sempre ricominciare da zero.

È il lavoro più difficile che abbia mai fatto, il più duro a livello psicologico, il più estenuante. Devo ammettere che mi ci vuole tempo per abituarmi a un nuovo lavoro, ma non pensavo certo di guadagnare rapidamente con il trading, di diventare ricco. Questi sono solo spot pubblicitari che faremo meglio a lasciare ai broker che vendono sogni. La realtà del trading è ben diversa, meno “rose e fiori”.

Se non avete passione e siete soltanto avidi di ricchezza, lasciate perdere. Il trading è anche sofferenza. Nessuno ne parla, ma è sempre dietro l’angolo. La professione del trader non fa per tutti: ogni volta che lo scrivo sono subissato dalle critiche. Non tutti hanno le competenze per diventare chirurghi, insegnanti, giocatori di calcio. Occorrono qualità innate: insegno perché sono predisposto a farlo, sono calmo, posso spiegare la stessa cosa anche 500 volte in modo diverso e questo non mi disturba. Tuttavia, non ho minimamente la precisione richiesta per essere un chirurgo, sono mancino, non mi piace correre, non potrei mai essere un atleta ecc. Tutti presentiamo dei limiti. Se una persona non è avvenente non potrà certo sfilare in passerella, non è tagliata per fare la modella.

Per il trading, il concetto è lo stesso: occorre possedere qualità specifiche per tale professione ed è proprio per questo che è tanto difficile. E non dobbiamo vergognarci se non siamo in grado di praticarlo. Non c’è nulla di male, bisogna lasciarsi alle spalle i complessi di inferiorità e ridimensionare il nostro ego. So per certo che non sarò mai un “grande trader”, uno di quelli in grado di manipolare psicologicamente centinaia di milioni di euro. Conosco le mie capacità e i miei limiti. Per dirla con una metafora calcistica, al massimo potrei essere un discreto giocatore di serie C, ma quanto basta per rendermi felice. Non dobbiamo sempre vivere in uno stato di insoddisfazione perché la società ci spinge ad “andare sempre più lontano, correre sempre più veloce, puntare sempre più in alto”. Questi sono slogan creati ad arte per renderci infelici ma, con tutto il rispetto, avrò anche il diritto di non possedere un Rolex a 50 anni.

Tuttavia, il trading è anche un ottimo modo per conoscere se stessi più che per diventare ricchi. Occorre tuttavia guardare in faccia la realtà: il 90% della popolazione non ha le qualità richieste per essere un trader, come non ha le capacità per giocare in serie A. Quando si parla di calcio, tutti sono d’accordo. Ma con il trading... apriti cielo! Strano, non trovate? Senza le qualità minime indispensabili, potrete anche provare per tutta la vita, ma fallirete. E questo a prescindere che si tratti di calcio, trading o qualsiasi altra professione che richiede competenze specifiche e mezzi psicologici o mentali “fuori dal comune”. Ecco perché sono in pochi a sfondare nel trading, così come nel calcio, nel tennis, nel golf...

 

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